Archivio ‘dicembre, 2009’

Social network: anche se non divulgate nulla, ci pensano le vostre amicizie

dateScritto 31 dicembre 2009

20090615-2007.01.nt.social.network.bigLe nostre amicizie nei social network come Facebook rivelano molto di più di quello che immaginiamo: addirittura il fatto stesso di pubblicare la nostra lista di amici permette di sapere cose che magari non avevamo intenzione di divulgare.

Boston.com racconta che due studenti dell’MIT hanno infatti scritto un programma che utilizza le informazioni pubblicate dai nostri “amici” di Facebook (che in realtà sono spesso semplici conoscenti, quando va bene) per tracciare il nostro profilo.

Occhio a chi vi telefona e vi minaccia di staccare la linea, Truffa telefonica

dateScritto 31 dicembre 2009

smartphone banditSta circolando via mail un appello che segnala il pericolo di una truffa telefonica che sembra stia funzionando fin troppo bene nel Regno Unito e che potrebbe attecchire anche altrove, per cui è meglio sapere che non si tratta di un appello bufala.

Il truffatore telefona alla vittima spacciandosi per un operatore del call center della compagnia telefonica e avvisa la vittima che è in arretrato con i pagamenti e che quindi se non paga subito gli verrà staccata la linea.

Se la vittima è riluttante, il truffatore avvisa che la linea verrà staccata subito. E in effetti quando la vittima riaggancia e poi prova a chiamare, il suo telefono è muto.

Il furto d’identità su Facebook può costare caro, Donna truffata per 4000 dollari

dateScritto 31 dicembre 2009

Un notevole esempio di come si possono perpetrare truffe tramite i social network e si possono monetizzare fraudolentemente le password rubate degli utenti è costituito dai messaggi di richiesta di denaro d’emergenza che vi arrivano via Internet dagli amici – e qui parlo di amici nel senso vero del termine, non in quello di “non so chi sei ma fai numero e voglio arrivare a quota 5000 amici su Facebook”.

Depressa perde i sussidi di malattia perché ha foto allegre su Facebook

dateScritto 31 dicembre 2009

amd_nathalie-blanchardLa ventinovenne canadese Nathalie Blanchard, in permesso per malattia da diciotto mesi dal proprio posto di lavoro all’IBM in Quebec per una diagnosi di grave depressione, dice che la sua compagnia assicurativa le ha sospeso i sussidi perché ha trovato nella sua pagina di Facebook delle foto che la mostravano allegra.

Le immagini pubblicate dalla Blanchard la ritraevano in vacanza (foto qui accanto), alla propria festa di compleanno e a un’esibizione degli spogliarellisti Chippendales.

Dati e foto personali del boss di Facebook diventano pubbliche grazie al cambio delle regole di privacy

dateScritto 31 dicembre 2009

zuckerberg rollback revealI casi sono due: o Mark Zuckerberg, boss di Facebook, è stato fregato dalle nuove, contestate impostazioni di privacy della sua stessa azienda, oppure ha improvvisamente deciso di mettere in piazza la propria vita come vuole che facciano i suoi utenti.

Ben 290 delle sue foto personali e vari altri dati che prima erano privati sono diventati pubblici e ovviamente sono stati catturati subito dal popolo della Rete. Se vi interessano, le immagini migliori sono su Gawker.

Meno male che le nuove impostazioni dovevano rendere più facile la gestione della privacy. Se non sa gestirle neanche il capo di Facebook, figuriamoci che simpatico disastro potranno combinare i suoi 350 milioni di utenti.

Facebook, privacy da riconfigurare, semplifica la privacy mettendo tutto in piazza

dateScritto 31 dicembre 2009

popup01Da un paio di giorni i 350 milioni di utenti di Facebook s’imbattono in un messaggio, come quello qui accanto, che li avvisa che il popolare social network sta effettuando delle modifiche per dare loro maggiore controllo sulla diffusione delle informazioni personali. Non si tratta di un tranello da parte di un virus: è una modifica autentica di Facebook, annunciata da Mark Zuckerberg in persona il 2 dicembre scorso.

Se l’utente segue le istruzioni proposte dal messaggio, le impostazioni di privacy vengono semplificate: spariscono i “network regionali” e restano quattro opzioni di base per la visibilità delle informazioni, che diventano accessibili agli amici, agli amici di amici, a tutti o a chi soddisfa un criterio personalizzato.

Censura e filtri? Furori Facebookiani fomentano filtri futili, facili follie

dateScritto 31 dicembre 2009

security theater TSA legoE’ tutta colpa di Internet. E’ sempre colpa di Internet. Ogni volta che avviene qualche evento violento clamoroso, tutti corrono a dare la colpa alla Rete e invocano il bisogno di censure, controlli, classificazioni, schedature e filtraggi. Dopo l’aggressione a Berlusconi è tutto un fiorire di proposte di imbrigliare Internet e di leggi ad hoc per punire l’istigazione a delinquere commessa online e per l’apologia di reato in Rete. In Italia si parla di chiudere i siti Internet istigatori di violenza e di istituire filtri per la navigazione.

Facebook si pagherà dal 2010? Bufala

dateScritto 31 dicembre 2009

Radio 101 mi ha segnalato poco fa una storia che sta girando in Rete: Facebook diverrebbe a pagamento dal 2010. Sarebbe bello, così si scremerebbero un po’ di perditempo, ma è una bufala che probabilmente deriva da questa pagina del sito satirico-umoristico Collegehumor.com, catturata nella schermata qui accanto.

Collegehumor ha semplicemente realizzato un falso post del blog ufficiale di Facebook. L’annuncio infatti non esiste nel blog vero. Per gli italofoni c’è anche una pagina Facebook per la smentita e non mancano le sbufalate anche al di fuori del social network.

Ciarlatani scuoiano una scimmietta e ne fanno un “bebè alieno”. I giornalisti abboccano

dateScritto 26 dicembre 2009

Ne hanno parlato giornali (La Stampa) e TV (Mediaset; Tgcom): Tiscali Notizie, per esempio, dice che nel 2007 fu catturato e ucciso da un gruppo di contadini messicani un piccolo essere che i contadini tentarono di soffocare “per ben tre volte, riuscendoci solo dopo averlo tenuto per molte ore sott’acqua”. Perché ai contadini messicani l’idea di una roncolata risolutiva non viene in mente. No, meglio stare lì molte ore a tenere la bestiaccia sott’acqua. E cos’era, il figlio scemo di Alien?

I limiti di tutto l’ universo conosciuto, quanto piccoli siamo!!!

dateScritto 26 dicembre 2009

Vi sfido a rimanere impassibili di fronte a quest’animazione in scala, basata sui dati scientifici più precisi finora disponibili, il Digital Universe Atlas, che vi porta dalle montagne del Tibet ai limiti dell’universo conosciuto. Abbassate le luci, portatelo a tutto schermo nella versione quasi HD, e godetevi lo spettacolo.

Sì, siamo niente nell’ordine dell’universo. Ma noi piccoli ammassi di neuroni su un insignificante pianetucolo in una banale periferia di una galassia come tante altre siamo capaci di comprendere tutto quest’universo. Questa è la strada di conoscenza che abbiamo percorso in soli quattrocento anni, da quando Galileo ha alzato il suo cannocchiale verso le stelle. Pensare a quello che faremo e scopriremo nei prossimi quattrocento è un brivido esaltante.

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